RATS und MIKEYS MOUSE

Publié le par maximilian capa

TOPI IN TRAPPOLA IN UNA TRAPPOLA PER RANE.

ROTOTONOGOLORO.(IV)

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VEDI PURE:
RTTNGLR.(III) und/o/cioé/magari:

(voir AUSSI: ROTOTONOGOLORO.(I)¤¤¤

ROTOTONOGOLORO.(II)


ROTOTONOGOLORO.(IV)
TOPI IN TRAPPOLA IN UNA TRAPPOLA PER RANE.
***ORA.ALLORA.POI.DOPO.MAI.
***OOO.OOOOOO.OOO.DOPO.OOO.

Alcuni arrivarono a pensare l'evidenza, che non è cosa cosi' facile
come sembra sembrare, e "inventarono l'acqua calda" -e iniziarono
dunque a stendere tra folli difficoltà un piano disegnato, una
mappa da geometra campestre, di tutti gli innumerevoli saloni
abitati, passando di portone in portone, di scalinata in
scalinata, in mezzo a masse umane impazienti e ironiche, tristi
pure, snervate dall'eterna attesa, talvolta violente.
Ma non erano talmente capaci alla bisogna i nostri baldi
microgeografi, ch'era -l'impresa- ben vasta e speciale, ché
pur essendo piccolo il Mondo ROTOTONOGOLORO era assai esteso
e quasi sterminato -e ne usci' un guazzabuglio incomprensibile
da cui non riuscivano a trarre né certezza ne indicazioni
sul dove si trovassero i muri ultimi, IL MURO verso l'ESTERNO.
La maschera nera senza volto che celava IL BOSCO (6).
Le mura esterne restavano un enigma d'un enigma -che pare una
bella frase ma che è gelida come la morte-, poiché, se il
primo enigma non ha bel volto e sorridente s'ignorerà,
dunque, per sempre il vasto ridacchiare del secondo (per
non contare che questo, spesso, ne maschera un terzo...).
Il Grande Vecchio era morto da un bel pezzo, pure se tutti,
quasi, i ROTOTONOGOLORO  continuavano ardentemente a
canticchiare, -palle in aria e culo stretto, ano chiaro
e zampa smorta-, la famosa canzoncina piena di belle
robe e lancinanti(3). Il suo posto era stato preso da
un nipote d'un suo nipote, il Piccolo Vecchio, piuttosto
maldestro e privo di carisma ("vuoi mettere! il carisma
c'è o non c'è!"). Un poco svitato, per giunta, pieno di
frasi vuote e promesse sospette (ed esigeva d'essere
fatto RE del BOSCO, se mai ci si fosse giunti). Era forse
un provocatore, pagato niente da non si sa chi per
invogliare le genti alla sovversione e mettere un poco
d'ordine nel caos meticolosissimo dominante, nel caos
normale putrescente di trasparenza, nelle ore sempre
sfasate della nebbiosa noia cosi' lucida e invisibile.
Infine, alla fine, il Consiglio del Popolo intenerito da
tanta inutile perseveranza forni' d'un tratto il Vero
Piano (segreto) del monolito. Alcuni, meno o più
intelligenti degli altri, sottilmente oppositori per
fatti loro, pensavano che questa offerta fosse una bieca
trappola, in quanto il Gran Consiglio faceva da sempre
sapere in giro che "Non c'è mondo fuori del mondo
ROTOTONOGOLORO! GUAI agli eretici e malpensosi!"
Quale che sia la falsità sotto "la verità dei fatti",
dopo un lungo immane periodo per decifrarlo , il Piano
serrando i denti per non mostrar la gola, si riusci'
genialmente a scoprire una parete che dava sull'esterno
e tutti i Cercatori si misero insieme, Rossi, Neri e
Bianchi, su un solo settore della costruzione e
perfino i dubbiosi e gli stanchi corsero a dare una
mano, sopratutto portando topi ben cotti per quei "poveri
operai". ROTOTONOGOLORO brulicava d'utopia e tutti vi si
agitavano, saltando come rane ubriache di vino.
MA per un lunghissimo tempo una serie di delusioni
frustranti si verifico', abbattuta una galleria in uno
spesso muro subito dopo ce n'era un altro, e poi
un altro ancora, da forare senza stanchezza. L'enorme
muraglia esterna pareva essere composta da una quantità
indeterminata di muri, come una lasagna bolognese come
si fa dai finnici, con strati all'infinito.
I più intelligenti fra gli abitanti ROTOTONOGOLORO si
misero a riflettere martellandosi il cervello ed
arrivarono senza sforzi eccessivi ad una conclusione
sconfortante, che -probabilmente- i muri della muraglia
esterna andavano all'infinito e CHE -anche se cosi' non
fosse- dovevano essere in tale innumerevole quantità CHE
troppe generazioni sarebbero state necessarie per
pervenire al BOSCO, il quale -probabilmente- non era
altro che una pia illusione del Grande Vecchio.
E che tutti avevano meglio da fare che rompersi la
schiena e l'anima in questo vuoto delirio: mangiar
topi con sugo di rana, fornicare per tutti i buchi,
guardare i muri, sognare un cielo stellato senza stelle,
guardare le belle storie marcate sui muri, fra l'altro.
E man mano e talvolta con risvolti più repentini,
gli abitanti smisero di rompere i muri e si rassegnarono,
vagando smorti e contenti nel triste interno ch'era
tutto il loro bel mondo.
DA FUORI, gli uccelli neri, che disponevano di lunghe
orecchie e d'un udito ultrasensibile, avevano inteso
vagamente il brusio dei colpi di piccone nelle ascose
profondità del monolitoe vi giravano intorno sempre
più vicini, nell'attesa di un qualche fatto poco
noioso. Spaventati nell'anima e timorosi della novità
che si annunciava, essi speravano nondimeno che il
monolito stesse per aprirsi per confermare la vecchia
leggenda che suggeriva da milioni di eternità che da
esso sarebbe uscita a fiotti la manna benefatrice.
E questo duro' molto ma molto tempo.
Finchè un giorno non udirono più niente.
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ROTOTONOGOLORO.(V)
TOPI IN TRAPPOLA IN UNA TRAPPOLA PER RANE.
***ORA.ALLORA.POI.DOPO.MAI.
***OOO.OOOOOO.OOO.OOOO.MAI.
NOTE.

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