carnet de route 687

Publié le par maximilian capa







FAVOLE GROTTESCHE.
CALUNNIATE, CALUNNIATE! Qualcosa resterà...
"Goebbels est mort avec son führer bien-aimé."
(radio Berlino, uno di quei giorni...)
C'era una volta, in questi tempi strani, un orco di nome
Geraldo che si sposo'con l'orchessa Isidora-Gina, splendida
manzotta la quale, contenta del fatto, spancio' ben presto due
orchette: Gerolomina e Fiorelladiprato. La bella famigliola
trovo' lavoro al completo poi come guardiana del faro di
Finimondo-Di-Sotto, dove non c'era proprio quasi niente da fare,
tranne che guardar la televisione, che non funzionava.
Per non morir di noia 25 ore su 24 il grosso e sapido orco
Geraldo segui' un corso di Egittologia per corrispondenza,
per poter capire il senso del significato e gli impliciti e i
connessi dei segni delle tante calunnie che circolavano sulla
sua pertanto pregiata razza. E divenne perfino perfessore di
papirologia e di algemistica a quattro curve con rotelle
dentate svirgolate. Armato della sua quintessenziale erudizione,
dopo aver verificato che il lume del faro disponesse d'una
riserva d'olio di balena sufficiente per tre mesi, Geraldo
attraverso' il mondo conosciuto insieme alla famigliola al
completo, con il suo trauli da tundra, ch'era una macchina-slitta
impressionante, composta da due tronchi d'acacia polare legati
insieme e una grande vela triangolare di pelle di pipistrello.
Spinta dal vento dell'Est la macchina-slitta, che si chiamava
Geltrude, li porto' attraverso villaggi e città fino al
lontano scopo del loro andare, ch'era il territorio dei
Dio-Bon-Cosa-Mi-Dici-Mai, per mettere in chiaro le cose.
Ma, prima di giungervi, si fermarono una giornata a
Maranello di Modena dove i baldi ingegneri della Scuderia
Ferrari, in quattro e quattr'otto, confezionarono per la banda
di Geraldo degli Orchi dei magnifici vestiti rossi in fibra di
carbone, su disegni del carrozziere Pininfarina. Perché essi
volevano, gli orchi, far bella figura e presentarsi con buon
gusto e decorosamente. Arrivati, infine, con un morale
d'acciaio come i paracadutisti finnici si sentirono subito
smonati scoprendo purtroppo che le dicerie, se avevano
il fogliame ben giallo, non avevano perso le radici.
Tutti i Dio-Bon-Cosa-Mi-Dici-Mai, isterici d'angoscia
nascosero i bambini per "evitare" che gli orchi li mangiassero,
e perfino le caste fanciulle, per "evitare" altri rischi
innominabili e sconvenienti. Furioso Geraldo volle discutere
con il giovanotto del Bar-Tabacchi che aveva la pessima
abitudine di dire "Orca l'Oca!" tre volte al minuto.
Dopo aver ordinato grappa per tutti e gelati al rum per le
figliole, i contendenti si sedettero intorno ad un tavolo
per dileggiarsi e magari spiegarsi. L'orco padre ripeteva
cocciuto il suo:"Ma cosa son tutti questi geroglifici!" e
il giovanotto del Bar-Tabacchi tentava di illustrare gli
usi e costumi del posto sfoderando numerose cartoline.
Mentre l'orchessa Isidora-Gina gli lanciava sguardi furenti.
Era la resa dei conti.
Come se la confusione non fosse sufficiente,giunse allora
l'oca Geraldine che spesso veniva al Bar-Tabacchi per
fracassare il cranio del giovanotto con il suo ombrello
strillando:" Mi no so' Orca, Orco de ti!!!".
Ma quasi subito, su gentile e suadente invito della Isidora-
Gina essa pose l'ombrello sul tavolo, trovo' una sedia e
scontrosa si uni' alla disputa brandendo un biccerotto di
grappa all'uva. Dopo settimane di sproloqui e minacce il
Geraldo degli Orchi trovo'i limiti della propria pazienza e,
pervenuto al punto di voler fare un macello, convoco' una
conferenza stampa dove si permise di insultare i giornalisti
e qualche cardinale.E gridava a tutti:"Quivi, voi, non capite
proprio un tubo (1)!!!"
MA (c'è sempre un MA) nel frattempo un fatto strano s'era
insinuato fra i nostri eroi: Geraldine che era bella e
lussuosa di corpo, pur se vedova, era ambidestra anche.
Un folle amore e solido, chiaramente sessuale, l'avvinse
presto al Geraldo e alla Isidora-Gina e spesso si sollazzavano
sotto il tavolo con le loro porcherie giocando al terziglio.
Tra il gran scandalo delle genti che accorrevano fin dalla
periferia. PER guardare. Le due orchette intanto suonavano il
piffero al giovanotto del Bar-Tabacchi tentando di incantarlo.
Scacciati con onta dai Dio-Bon-Cosa-Mi-Dici-Mai essi ripresero
gioiosi, controvento, il lungo cammino di ritorno al faro
dove -ancora adesso-: vissero tutti felici e contenti.
(MA, intanto, i Dio-Bon-Cosa-Mi-Dici-Mai non sussurravano più
che l'Orco mangia i bambini e appesero lo spaventapasseri di
Goebbels alla vecchia quercia e lo bruciarono).
*** (1): "vous ne pigez que dalle!!!"
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