carnet de route 600




QUESTA è la nostra 600.ma GIORNATA.
Lo abbiamo detto, e magari ridetto, la cifra di una GIORNATA
è UNA DATA in codice e non un numero d'ordine strettamente
successivo: per dir meglio, questa GIORNATA 600 viene dopo
la 597ma. MA,nei fatti, fin qui, in pochi mesi, abbiamo pubblicato
ben 100 GIORNATE, opera che -guardando bene- ci appare terrificante.
Ci stupisce talmente quel che abbiamo fatto, creato, ideato,
disegnato, scritto, editato, redazionato, pubblicato, messo in
circolazione da gennaio che siamo portati a pensare che sia
stato fatto da qualcun altro... Pur nella nostra immodestia...
Inoltre, calcolando un poco con un certo margine d'imprecisione
riscontriamo che i SITI P. MAX CAPA -sette per adesso, undici in
completo al 31 dicembre- hanno realizzato fin qui almeno 60.000
visite/lettura, il che ci pare quasi incredibile data le nostre
NOTE astrusità, scontrosità e indigeribile ironia.
E la difficoltà di rivolgerci su territori virtuali dove
vigono quantunque QUATTRO lingue differenti, in Europa.
Il problema, immenso, delle traduzioni non sarà comunque risolto
avanti quattro-cinque mesi...
Terminato l'immenso lavoro preparatorio, da gennaio noi inizieremo
A FAR SERIAMENTE LE COSE. "Sghignazzando nel sangue..."
Noi abbiamo tre cose SEMPRE in testa: una di queste è LA VENDETTA!
PROSIT.
***

"L'ENIGMA DEL PESCE GIALLO.
seguito da
LA TERRIBILE SOLUZIONE DELL'ENIGMA DEL PESCE GIALLO."
*** (segue dalla Giornata 597) L'uscita dei fedeli d'avanzata età dalla prima messa fu l'altro
avvenimento rimarcabile nella torpida tranquillità mattutina: vedendolo
in quella postura, il mento appoggiato ai pugni, i gomiti fitti sulle
ginocchia, le vecchiette lo lessero come un libretto di preghiere. Una
aperse il fatto mollando giù due monetine nella "scodella" del cappello,
altre non vollero esser di meno, biascicando corte litanie
d'incoraggiamento. Egli seguiva la processione di sottecchi ghignando in
petto, guardando strisciare le beghine di Breughel.
E alla fine conto' l'inattesa messe, trovo' perfino due biglietti da 500
lire e uno da 1000. Levandosi sulle gambe un poco intorpidite entro' nel
luogo di culto e -dopo aver cercato un poco- depose con
calma il raccolto nella fessura della cassetta delle elemosine mentre un
prete lo guardava leggermente interrogativo da di fianco all'altare.
Nella corriera uan gentile e obesa signora s'era seduta accanto a lui.
Mentre partivano per Milano intravide un grosso uccello nero con l'ala
spezzata, titubante e incerto vicino ai pacchi di giornali in attesa,
davanti alla cartoleria non ancora aperta. Non seppe che uccello fosse.
Con pena la bestiola scura cercava forse di capire cosa dovesse fare.
Si muoveva in ogni direzione. Una bambina biancovestita bionda e ben
pettinata sbuco' da dietro un angolo di casa poi decise di
non attraversare e lascio' che passi la corriera. Pareva una bimba morta
o magari un fantasma. Durante il viaggio la donnona al suo fianco la
sentiva guardargli il profilo intrigata e curiosa ed egli teneva pronta
la solita risposta ghignando fra le orecchie, che era stata una
malattia d'infanzia. Ma la signora resto' muta come un pesce rosso che
si agita ma tace dentro il suo boccale trasparente. Egli sapeva che non
era proprio bello da vedersi e ne aveva perfino fatto il callo. Aveva
comunque voglia come ipotesi di spalancarle d'un tratto la sua propria
valigetta nera parallelopipeda davanti al suo sguardo
bislacco proprio per vedere che faccia avrebbe fatto. Ma era troppo
perfezionista per lasciarsi andare ad un si' venale errore... Ghignava
intanto divertito immaginando e questo lo faceva sentire bene e forte.
Poteva perfino diventare indistruttibile. Con un morale di ferro.
Ma il suo pensare era anche per la barca che scendeva lungo il canale
Naviglio, che forse s'era arenata, come proprio non voleva che fosse.
Sbarcarono a Milano quasi in zona San Siro e cerco' ad una fermata che
Bus avesse potuto prendere per andare sui Navigli dove aveva deciso
di aspettare l'arrivo della barca anche per una settimana, in attenta
vedetta. Anche per tutta l'eternità avrebbe aspettato questa barca, se
Dio glielo avesse imposto. Ridacchio' di fronte alla sua propria feroce
determinazione. Rise talmente che fece un peto d'ano senza volerlo.
***
Il giornalista Benito-Osvaldo Mussolini del Servizio Spettacoli al
Corriere della Sera usci' stirandosi sul terrazzino stretto ma geniale
che s'era fatto costruira nel vecchio abbaino ammodernato giusto in
riva del Naviglio Grande, per bersi calmamente il suo caffé.
Era nudo sotto la ridicola vestaglia a fiori stampati post-letto
pieghevole. In questa postura mattinale fantasiosa (erano le 11 ore)
Mussolini sporse pure la sua filiforme lunghissima carcassa per dare
un'occhiata in basso per scorgere gli andazzi del piccolo mondo
ridanciano, laborioso e vinaiolo del mitico
quartiere popolare di Porta Ticinese e fu cosi' che guardo'passare il
tram sferragliante ma sopratutto s'accorse che sulla riva di fronte del
canale un'anormale animazione fatta da poliziotti, pompieri e
carabinieri, aveva luogo. Erano imperniati intorno ad una barca, gli
parve, incagliata contro un'altra barca ormeggiata. Ma riconobbe
nell'alveare di divise sopratutto il suo antico compagno al Liceo Verri,
l'ineffabile funzionario di Polizia Giudiziaria Nino Ceruti, ciulin di
Lambrate, il questurino... Si mise di corsa una mutanda, un jeens, una
camicia a quadri rossi e gialli e una sigaretta MS in becco senza
scordare i mocassini e corse di corsa giù a vedere .
********** (segue nella GIORNATA 603)

***

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